Il Ciarlatano (Giacomo Carissimi)

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  • CPDL #11387:  IMSLP1.png
Editor: Jolando Scarpa (submitted 2006-04-04).   Score information: A4, 19 pages, 369 kB   Copyright: Personal
Edition notes:

General Information

Title: Il Ciarlatano
Composer: Giacomo Carissimi

Number of voices: 3vv   Voicing: SSS
Genre: SecularCantata

Language: Italian
Instruments: Basso continuo

First published:

Description:

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Original text and translations

Italian.png Italian text

Poiche lo sdegno intese
ch’Amor Nume d’inganni
varie sembianze hà prese
per far più fieri danni
anch’egli accorto
e destro di gareggiar
non stanco di gran folli
e Maestro s’è fatto
Salta in banco.
Et eccolo che cinto
Di gran cerchio d’Amanti
Con favellar distinto
Palesa i proprii vanti.
Sdegno:
Signori, ò là Signori
Io son lo Sdegno,
io son quel che risano
ogni cottura di amorosi ardori
e fò prove maggior del Capuano.
Evvi alcun che ferito
sia da due luci
in crudeltà costanti
Hor faccia si avanti
E ve lò renderò
Tosto guarito.
Signori, il mio rimedio
Opra senza dar tedio
Ch’in breve à i petti altrui
L’alme rinnova
Mà col mutar dell’aria
Assai più giova
Se per misera sorte
Si ritrovasse alcun vicino
À morte sol per haver gustate gioie
Da mille inganni avvelenate
Prenda il mio Eleutario
Nominato lo svario
E se non si risana in un istante
Tenetemi un furfante.
Il prezzo che mi viene non son
Nè cento scudi, nè cinquanta,
nè venti, nè quaranta.
Udite bene, lo sdegno
Non vuol al altroche un Testone.
Diciam compagni in tanto una Canzone.

 

Amantiche fate, venite, correte,
venite s’è ver che bramate sanar le ferite
le piaghe ch’havete.
Amanti, correte.
Lo sdegno vi dà rimedio perfetto
Che sana ogni affetto
Ch’in seno vi stà.
Ma se voi non volete
ogn’opra è vana
chi non dice dà ver non si risana.

Amore:
Scostatevi dal Cerchio anime oscure
Petti vili, insensati et otiosi
E accostatevi pure spirit pellegrini e generosi.
Non tardate ch’hò fretta di gir dà un Poverino
Che per gelosa furia freme piange
S’adira e prega e ingiuria
e delirando ogn’hor fà l’indovino.
Dò gl’antidoti miei con la ricetta
che si riduce à poco:
Chi vuol guarir non stia vicino al foco.
Il primo che s’appresa à farmi honore
Vedrà s’io son verace e liberale.
L’altr’ hier sanai col mio rimedio un tale
Ch’have l’alma abbruggiata
E guasto il Core.
Signori, io mi protesto
Tempo verrà ch’havermi non potrete
E all’hor mi cercarete.
Provedetevi tutti presto
Che dà si fiera arsura
Non è sesso n’età che sia sicura.
O quanti sono Amanti,
e non lo credono
Si alla fè
quando rimedio al mal
ahi più non v’è.
E all’hora languendo,
pregando, piangendo,
in van soccorso chiedono.

 

Sdegno:
Signori, Chi si fà vero devoto della Libertà
Pregolo in cortesia
con gentil metro
tirisi un passo indietro.
Avvertite ò Signori
Non lasciar vi ingannare
Dà un tal detto martello
Figlio di quella strega gelosia
Che si vanta tall’hora
Di sanare co’ suoi falsi remedi
E questo, e quello
Mà con più rei dolori
Li riduce a languir peggio che pria.

Amore:
Io vendo il vero, il buono
L’esquisito rimedio
E questi sono li privileggi e le patenti
In stesse che per molte
Dà ognun vedute prove
À mè dè già la Maestà
Del Sole, Madama serenissima la Luna
E il Tempo protomedico
Concesse leggier le può
Chi risaper le vuole
Che s’io qui le narassi
Ad una vi mancherebbe il di.
Mà dite pur se Giove
Sempre vi porga aita.
Arianna tradita chi fù altro che io, che la guari.
Amanti hora m’achetto,
eccovi il mio secreto
ve l’offro indono
e chi non vuol pigliare
non si puote forzare.
Mà quando poi tra smanie
E trà folie, spasmi, angoscie
Languori et agonie
Non troverà rimedio à i dolor suoi
Di sè stesso si doglia, e non d’altrui.

Donna crudel non vedrai più nò languire
Penare, morire per tè
Perchè lo sdegno ci risanò
Credevi tù che l’amorosi guai
Non finissero mai.
Hor piglia sù, viva lo sdegno
E sua virtù.